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MARKETING… IN OUTSOURCING!
10 giugno 2014|Marketing BasicMarketing TrendPMI Eccellenti

MARKETING… IN OUTSOURCING!

Oggi lascio la tastiera ad Antonella Fossati, con cui condivido varie sfide nella nostra attività di marketing designer. Progetti, analisi, comunicazioni… tra tutte queste attività per aiutare le imprese a trovare clienti, oggi ti scriviamo del marketing in outsourcing. Ne hai mai sentito parlare?

La tasteriera ad Antonella…

“Hai mai pensato di esternalizzare l’ufficio marketing? Sempre più aziende ampliano o affiancano lo staff esistente per scopi strategici che tattici finalizzati a trovare clienti. Hai mai preso in considerazione questa opportunità?

In passato le aziende tendevano a esternalizzare qualsiasi attività che non fosse ritenuta così fondamentale per il loro business. Tra queste il marketing è sempre stato un punto di domanda. Da un lato è difficile trovare un vero e proprio ufficio marketing interno (o magari è relegato alla doppia funzione commerciale), dall’altro si pensa che sia sufficiente un’agenzia grafica o un webmaster competnete…

Nel fratempo, le aziende si trovano davanti alla necessità di nuove idee su un nuovo progetto o anche sull’esigenza di rilanciarsi. Insomma, sempre più spesso nasce l’esigenza di marketing “vero” e carico di esperienza sul campo. Ecco che nasce, anche nel marketing, l’idea di affiancarlo… in outsourcing!

 

Scopi strategici o tattici?

Facciamo un po’ di esempi. Sviluppando una strategia di posizionamento può essere fondamentale per la società la scrittura di un comunicato stampa che finora non era stato necessario. A livello tattico, le aziende si trovano spesso a corto di risorse di marketing per rispondere a un rapido cambiamento o a una forma di business inattesa o ancora un aumento del volume delle campagne marketing.

Nella tua azienda come ti comporti? Cercherò di darti alcuni punti guida per aiutare a capire se hai più necessità di una funzione di marketing completa o semplicemente legata a progetto specifico, vediamo insieme…

 

Di cosa si tratta?

Innanzitutto è necessario definire cosa intendiamo per marketing in outsourcing. Un ufficio marketing in outsourcing studia il mercato attuale potenziale e concorrente per pianificare una serie di azioni marketing volte a valorizzare punti di forza dell’azienda in questione sui target. Come? Le possibilità sono molteplici secondo la tipologia di offerta, il tipo di mercato e anche la stagionalità. Sappiano tutti che marketing vuol dire tutto e niente… comprende analisi del marcato, i sondaggi, la comunicazione promozionale, istituzionale, l’immagine e i rapporti con la stampa (ormai sempre più web 2.0), azioni guerriglia ed eventi più tradizionali…

 

Due tipi di outsourcing

Semplifichiamo iniziando a definire due tipi di outsourcing: da un lato si intende la fornitura di un servizio di marketing specifiche e completo (normalmente in assenza completa di un ufficio interno strutturato o in via di formazione). Dall’altro ci può essere la gestione di una funzione specifica di marketing (a gestione di database, telemarketing, …) affiancandosi a una figura interna o gestendo completamente in outsourcing la funzione. Entriamo più nello specifico…

 

Ti manca una competenza?

Un ufficio marketing efficace richiede una vasta gamma di competenze. Un gruppo tipico può includere strateghi, analisti, revisori contabili, tecnici, specialisti di prodotto, professionisti della comunicazione, creativi, brand manager, organizzatori di eventi, esperti di e-commerce, specialisti pubblicità, telemarketing, copywriter, …

Il tuo ufficio marketing ha tutte queste competenze? Ammettiamolo: è difficile avere in azienda tutte queste competenze e tanto più è difficile averle disponibili al cosiddetto ‘momento del bisogno’…

 

Ti manca una tecnologia specifica?

La soluzione migliore è spesso di esternalizzare funzioni di marketing specifiche a specialisti che utilizzano tecnologie all’avanguardia. Nel lungo periodo, questo funziona in modo più efficace quando il personale di marketing ha accesso diretto alla tecnologia in modo che possano sviluppare le loro abilità…
in questo caso in pLAYmARKETING parliamo di ‘trasferimento di competenze’. Certo le competenze vanno coltivate e aggiornate continuamente, ma è senz’altro un buon punto di inizio!

 

Vorresti gestire più costi come spese variabili?

I costi fissi di persone, sistemi e strutture spesso rappresentano la parte più grande di un budget di marketing. Organizzazioni di marketing hanno bisogno di adattarsi rapidamente ai repentini cambiamenti demografici e dei mercati dei clienti, nonché di sfruttare le opportunità immediate. Come tale, tali funzioni o progetti che possono essere esternalizzate creano una maggiore flessibilità.

Difatti, nonostante i costi di esternalizzazione potrebbero sembrare superiori rispetto a una gestione interna, ci sono costi nascosti nel mantenere le attività di marketing interno ‘fisso’. Con un outsourcer invece si potrebbe pagare di più per una qualsiasi unità di lavoro, ma ci si assorbe anche il rischio di un cambio di strategia e della chiusura anticipata del progetto.

 

Hai bisogno di crescere più rapidamente?

Durante una fase di forte crescita, di solito è più veloce esternalizzare il personale. Come arrivare rapidamente sul mercato con un nuovo prodotto o su un nuovo mercato? L’outsourcing dovrebbe garantire un livello di trasferimento di conoscenze. Questo può avvenire con l’accesso dei dipendenti ai sistemi in outsourcing e con incontri frequenti per identificare e condividere le strategie sviluppate. Un approccio ibrido insourcing / esternalizzazione potrebbe essere un buon modo per sfruttare i benefici dell’outsourcing mentre ancora questo è in via di sviluppo.

 

State soffrendo… la ripresa?

Quando le entrate o il profitto cadono, le aziende tagliano subito i costi. Gli investimenti di marketing sono spesso i primi a essere tagliati. Poi quando il mercato o gli ingressi migliorano, di solito, inizia un nuovo ciclo di investimenti con costi molto alti sia per il personale che per l’aggiornamento delle competenze che in un’era web 2.0 cambia….quasi giornalmente!

 

Fusioni o spin out?

Un numero crescente di acquisizioni societarie, fusioni e spin out sono stati un fatto di vita per molti anni e continuerà ad essere così ancora per un po’. Mentre queste combinazioni e dismissioni creano nuove opportunità di marketing, provocano anche una proliferazione di sistemi incompatibili, database, ecc. Ecco che pulizia, duplicazione o unire i dati per creare un database di marketing coerente sono competenze richieste da molti committenti. Alcuni si concentrano su soluzioni di marketing livello aziendale in grado di rispondere rapidamente ai cambiamenti. Altri preferiscono affidare questa responsabilità a una realtà esterna super partes…

 

Vuoi diversificare la produzione?

Approcciarsi a un nuovo target o aggredire un nuovo mercato è in qualche modo analogo alla gestione di un processo di acquisizione. Ogni variazione crea nuove opportunità e nuove sfide. Ecco che campagne multi target che si estendono punto di vendita, pubblicità, PR, direct mail, e-mail e Internet richiedono particolare attenzione. Non esistono solo differenze culturali, linguistiche o aree geografiche, ma anche differenti canali di comunicazione da scegliere. L’implementazione di un nuovo canale di marketing richiede un livello di esperienza che molte, forse la maggior parte, delle aziende semplicemente non hanno. In questo caso è fondamentale l’appoggio a un outsourcing che abbia già affrontato questi casistica e abbia la competenza per affrontare questa nuova sfida!”.

 

E tu, in che caso ti ritrovi? Ti sei mai affidato a professionisti di marketing in outsorcing? Per saperne di più contatta Gianni Vacca

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Booking e la puzza sotto il naso
4 giugno 2014|Marketing TrendWeb Marketing

Booking e la puzza sotto il naso

Prima di iniziare a leggere devi sapere che qui troverai spunti non solo per chi vive di turismo. Sei pronto a trovarli tra le righe? L’esercizio ti richiede solo 5 minuti, in palio la tua capacità di trovare clienti. Quindi la tua capacità di usare il marketing in modo profittevole per la tua azienda.

Diventa per un attimo titolare di un albergo. Ormai da tempo operi in un mercato molto competitivo, trovare clienti (e mantenerli) è sempre più difficile, la guerra sul prezzo è la regola alla base di tutto. Soprattutto perché i clienti arrivano da tutto il mondo e con gusti (e lingue) sempre più diversificati.

Chi gestisce un albergo, inoltre, una volta aveva bene in mente dove mettere la tua pubblicità, oggi trovare clienti diventa un’impresa veramente “articolata”. Significa complessa? Dipende. In questo caos di offerte e clienti compare una facile scorciatoia, il nome di un’azione (‘prenotare’) che diventa un’azienda che agisce come venditore per l’albergo. Si tratta di Booking.com

Si tratta di una soluzione talmente efficace che nel giro di pochi anni diventa il miglior venditore per l’albergatore e molto spesso anche l’unico in grado di proporre le camere a un pubblico molto ampio (spesso i clienti arrivano da tutto il mondo). Non a caso, booking.com (il venditore) sa usare molto bene il canale Internet.

Quel venditore (booking.com) ha ora il controllo dei dati dei clienti, ne facilita la ricerca e, giustamente, richiede la sua provvigione per il lavoro svolto. Certo, delle volte sbaglia, magari passa dal 15% al 18% di provvigione se vede che l’albergatore non ha alternative. Tuttavia è pur sempre il miglior venditore sulla piazza, l’imprenditore non ne può fare a meno!

Ad alcuni albergatori piace, almeno fino a quando si rendono conto che quelle % di provvigioni potrebbero essere utilizzate anche diversamente. Il loro marketing (che non è solo pubblicità) non ha i fondi per esistere, buona parte del budget è assorbito proprio da quel venditore esterno e dalle sue attività.

Non solo, dopo essere diventati dipendenti di booking, gli imprenditori-albergatori scoprono che quelle competenze, la capacità di vendere i propri prodotti e servizi ai clienti l’hanno persa.

Invece di imparare hanno chiuso gli occhi, consegnato tutto in mano al venditore (booking.com) che nel tempo da strumento è (quasi) diventato padrone dell’hotel. Lui sa come si vende una camera, l’albergatore non più: capita! E forse qui troverai dei paralleli, non vale solo per gli albergatori, vale per tutti gli imprenditori che si tirano ‘fuori’ dal loro mercato.

Dunque cosa deve fare un imprenditore-albergatore? Beh, dipende, ci sono diverse possibilità:

 

 1) Non è un problema!

Basta accettare che dipenderá dal venditore-booking. In fondo dare una percentuale a booking (oltre ad eventuali sconti) è un costo accettabile e per il marketing. Per tutto il resto c’è già il grafico e chi fa il sito. Serve altro?

 

2) Perché non farlo anch’io?

Certo, non ha senso fare concorrenza a booking.com se hai un albergo. È, invece, importante capire che quello che oggi fa booking fino a (non molto) tempo fa lo facevi tu. Eri tu il venditore che doveva sfruttare il marketing (che non è la pubblicità) per vendere le proprie camere. Quindi, torna a vendere tu su internet, tu con il tuo sito e sfrutta giustamente booking e l’ampia visibilità che ti può offrire. Insomma, l’azienda (ehm.. l’albergo) NON deve dipendere solo dalla forza vendite per trovare i propri clienti, deve mantenere le competenze al suo interno. E poi sicuramente usare tutte le possibilità che offre il mercato (inclusi i bravi venditori, che sono una risorsa preziosa!)

 

Tutto qui! Inizia a scegliere ora se vuoi darti la risposta 1 o la risposta 2. Questa risposta, sia che tu sia un albergatore o che tu sia un imprenditore di altri settori determinerà il successo o meno della tua attività marketing. In fondo, anche se non rispondi ora… hai già risposto!

Ti interessa saperne di più? Contatta Gianni Vacca

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FACEBOOK GIA’ VECCHIO?
21 dicembre 2013|Marketing TrendWeb Marketing

FACEBOOK GIA’ VECCHIO?

  Mi è capitato di parlare con alcuni imprenditori dopo che sulla stampa erano usciti alcuni articoli un pò “allarmistici” sul fatto che Facebook fosse in declino. Ovviamente niente è per sempre, tuttavia parliamo pur sempre del social più diffuso al mondo, con 1 miliardo di iscritti… anche se togli un 15% di account “fasulli”, rimane pur sempre una bella piazza virtuale a disposizione delle aziende! Non è bene rimenerne fuori.

Anzi, meglio ancora se sai come sfruttarla, per esempio guarda questa pagina di Mottolino, è stata riconosciuta come miglior pagina Facebook in Italia nel settore travel. Ovviamente assieme al team marketing di Mottolino, c’è anche un pò di playmarketing  da quelle parti…

 

Partendo da queste considerazioni, mi sono imbattuto in un articolo di Caffo, dove esplorava proprio gli “ultimi tempi” del social più famoso al mondo. In effetti, prima Facebook ha cambiato il suo layout “generale” per avvicinarsi ai siti web (non è un caso), poi si è diviso in tre visualizzazioni (desktop, social e Ipad), ha allargato i termini delle ricerche ed ora ha cambiato anche gli insight (grafici delle statistiche) e il modo di impostare le campagne pay per click.

Tuttavia questo potrebbe non bastare per sopravvivere. Per alcuni utenti “critici” Facebook, infatti, sembra diventato troppo vecchio, statico, quasi un cassetto con dentro i soliti vestiti che uno non indossa mai. Insomma, ritrovare qualcosa che emozioni e si diffonda in modo virale come è stato il primo Facebook… non è una sfida facile!

In effetti, se da un lato Mr. Zuckerberg afferma (con ragione) che la sua base di iscritti aumenta ogni giorno, si potrebbe controbattere che, secondo le ultime statistiche sugli utenti della prima ora, quelli che bazzicano Facebook da più tempo, lo stanno abbandonando in massa.

Uno dei motivi evidenti è che più il social web si è diffuso in rete, più sono nate piattaforme pensate e dedicate a interessi specifici, hobby, luoghi, ecc. Quello che prima si poteva trovare solo su Facebook, oggi è disponibile anche altrove, con la differenza che è in social più specifici, più targettizati e in genere più “intimi”. Vuoi un esempio? Cinque anni fa volevo far vedere di saper fare una ricetta e quindi diffonderla tra i miei amici. Cosa avrei fatto? Avrei aperto una Pagina su Facebook e invitavo i miei contatti a cliccare “mi piace”. Oggi la stessa ricetta conviene metterla su social specializzati, come YouCook (lo stesso si potrebbe dire per Wattpad nel caso degli appassionati di scrittura e Fubles per il calcetto).

E’ una vecchia storia per appassionati di marketing, riguarda l’inevitabile ciclo di vita del prodotto; Facebook rientra in questo concetto. Infatti, l’innovazione che è stata la forza di questo social oggi è anche la sua debolezza. Quale conclusione allora? TheNextWeb ha scritto un interessante articoli di spunti per il social del futuro… sono certo che Mr Zuckerberg ci sta studiando…

 

1. mobile prima di tutto

Facebook è nato come un sito web “classico” e solo dopo si è diffuso (con successo!) su smartphone e tablet. Il problema è che non è cambiato il DNA e,quindi, le diverse app del social network sono solo un surrogato di quello che è il sito. Non si tratta di versioni pensate nello specifico per questi nuovi mezzi, si tratta di adattamenti e si ritrovano gli stessi contenuti che si vedono in un compuetr. Anche se lo sforzo c’è! Il futuro è abbastanza delineato in questo… il marketing si fonderà sempre di più su cellulari e tavolette. E’ la sfida tanto per qualsiasi social, quanto per qualsiasi azienda… prova a vedere “Path e circleme

 

2. Tour operator virtuale

Su Facebook è vero che si possono fare dei “check in“, tuttavia ancora questo servizio non è collegato con gli amici che si trovano nelle vicnanze. Magari è per distinguersi da chi lo fà (foursquare), tuttavia non è bene rimanerne fuori. In futuro è molto “social” essere in centro a Milano e sapere chi dei miei amici in quel momento è vicino a me. E magari sapere se c’è qualche negozio nei miei paraggi che mi propone un’offerta per quel vestito che stavo cercando. Questo è marketing! In questo senso Facebook sta sviluppando Facebook places… giusto per seguire chi, oggi, lo sta facendo. Il nome? Foursquare.


3. Contenuti e personalizzazione

La bacheca non basta più! Serve una casa, un luogo in cui personalizzare colori, disposizione… insomma, un luogo più ampio dove dare sfogo alla propria creatività. Tutti quegli aspetti che definiscono il proprio stile. Anche questa è un’ambizione molto “social”. Così come casa è espressione di diverse personalità, nel “quartiere social” possono esservi case diverse tra loro, persone diverse con gusti diversi… tutti con la stessa carta di identità, ma con un mondo social differente. Chi lo sta già facendo? Tumbrl.

 

4. Commercio elettronico

Significa alcuni esempi quali NFC, Bitcoin e Gift. Non sono sufficienti e c’è spazio per creare. Il social network del futuro deve essere possibile concludere soluzioni per acquistare qualsiasi cosa online, reale o virtuale. Immaginalo come un mercato sotto casa, in cui ricevi i consigli dagli amici e offerte giornaliere dalle aziende. Ci saranno box personalizzati e promozioni basate sugli interessi personali di ogni utente. Questo modello di business potrebbe migliorerebbe il legame con iclienti, offrendo la visibilità “social” a molte piccole o grandi catene di negozi. Déjà-vu? Apple già lo sta facendo “in casa” con il Genius bar, mentre una base enorme per il commercio online esiste già, anche se è senza chat e contenuti social. Chi è? Amazon .

 

5. Gli smanettoni

Dov’è nata Facebook? Dal primo vero e proprio social-hacking della storia. All’inizio c’era la ribellione di Zuckerberg verso l’autorità e quindi ha inziato regalando al mondo qualcosa di nuovo. Quella spinta iniziale ha rallentato per un semplice fatto: Mark ha capito che tra le mani aveva un business da quasi 100mil di dollari. Il risultato è che si sono ingessate un pò le cose e all’interno di Facebook, non c’è la possibilità di creare qualcosa di nuovo. Certo, con Open Graph il team di Facebook ha fatto il suo tentativo, tuttavia piano piano si è spinta sempre più verso l’approccio Apple, ossia un rigido controllo sulle app prodotte e sui loro contenuti. Certo questo approccio hai i suoi notevoli vantaggi, tuttavia anche il limite che i “grossi” programmattori avranno sempre uno spazio riservato, lasciando meno strada ai “nuovi”. Chi agice in modo innovativo? Il mondo Android.

 

Ti ho lasciato qualche stimolo per queste vacanze di Natale? In fondo per qualsiasi attività saper prevedere ilfuturo è… utile! Se vuoi saperne di più, contatta Gianni Vacca

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Ma serve mandare le email?
21 aprile 2013|Marketing BasicMarketing TrendWeb Marketing

Ma serve mandare le email?

  Tra i tanti metodi di web marketing, l’e-mail marketing negli ultimi anni è venuto a ricoprire un ruolo sempre più decisivo nella creazione di una comunità di clienti profilati e interessati a un determinato argomento. Chiaro, vale per chi possiede dei database profilati!

Per questo post mi sono confrontato con Antonella Fossati proprio per approfondire questo argomento di marketing. In definitiva abbiamo discusso su come realizzare una newsletter efficace, che ottenga riscontri e sia in grado di trovare nuovi clienti, fidelizzando la propria mailing list?

Ecco alcuni spunti pratici per rivedere le tue newsletter.

 

I pro

Le e-mail sono uno strumento di comunicazione estremamente efficiente, vantaggio legato all’estrema semplicità di utilizzo visto che oggi ne possiamo usufruirne non solo davanti al PC ma anche attraverso smartphone, tablet e a breve anche su TV. Inoltre, la newsletter può essere uno strumento molto importante per fidelizzare i clienti: non è abbastanza tenersi stretti i propri contatti, è importante trovare clienti nuovi per accrescere la mailing list e consolidarla nel tempo. Riuscire a trasformare un visitatore di un sito web in un nuovo scritto significa infatti poter instaurare una relazione generando valori importanti, quali riconoscibilità, attenzione e fiducia verso l’azienda.

 

I contro

L’intrinseca economicità di posta elettronica apportato fin dai primi anni ad un abuso del suo utilizzo. Considerata l’enorme quantità di spam che ogni giorno riceviamo nelle nostre caselle, gli utenti non sono più molto disponibili a cedere la loro e-mail e dunque non è facile creare una lista di e-mail da coltivare e far crescere.

 

Quali strategie adottare?

Per impostare un efficace strategia di e-mail marketing un’azienda dovrà lavorare su molti aspetti: dalla costruzione degli scritti alla preparazione del messaggio, dalla profilazione degli iscritti alle tecniche di invio. Un programma e-mailing ben studiato può determinare ritorni significativi per un’azienda: non si tratta solo di uno dei tanti strumenti per trovare nuovi clienti in breve tempo ma, in generale, permette di instaurare un dialogo continuo con i destinatari.

Ricordate, se diffondete contenuti rilevanti, le persone saranno felici di riceverne altri. Ma mi raccomando, lasciate sempre ai vostri iscritti anche la possibilità di annullare l’iscrizione: togliere loro questa possibilità equivale a perdere credibilità e fiducia.

 

Come trovare nuovi clienti?

Prima di iniziare a realizzare qualsiasi tipo di newsletter è necessario capire cosa attirerà il pubblico e come questo potrà essere invogliato a seguirci.

Primo vincolo da superare nella realizzazione di una newsletter è individuare un elenco di indirizzi e-mail attivo: in questo step è importante la riconoscibilità ovvero il destinatario deve avere ben presente il motivo per cui rilascia i propri dati, quale newsletter riceverà e da chi.

Secondo aspetto la profilazione, ovvero sfruttare la disponibilità e la fiducia del nuovo iscritto arricchendo i data base aziendali di informazioni preziose ai fini di marketing (per esempio, temi di interesse, fascia di mercato, area geografica di appartenenza, ecc.)

 

Come favorire le iscrizioni?

Ovviamente, alla base vi è l’utilità: se si può aiutare il business dei propri lettori si avrà modo di convincere maggiormente a iscriversi e a seguirci. Trovare quindi un’idea accattivante è un buon stimolo affinché i lettori possano far riferimento a noi.

In secondo luogo, determinare una specifica nicchia di mercato in modo tale da focalizzare meglio gli argomenti e le parole chiave che possano rendere più attraente la nostra newsletter ai potenziali clienti.

È necessario poi definire un format attraente e user friendly per impressionare lettori non solo sulla qualità dei contenuti ma anche sulle modalità, sia di stile che di utilità di fruizione, del nostro prodotto. Non esiste infatti un formato universale o regola generale ma dipende sia dall’argomento trattato che dal target.

 

Riassumendo, cosa incentiverà a iscriversi alla vostra newsletter?

La mailing list deve essere profilata, in modo che i contenuti si differenzino per audience e per format, secondo una specifica nicchia di mercato. Perché è facile far accedere alla nostra newsletter e relativi social media correlati conoscenti, parenti, amici, ma è più difficile trovare nuovi clienti e fidelizzarli nel tempo!

Proprio per questo per un’azienda può essere utile assumere qualcuno che l’aiuti a ottenere un format e contenuti che possano accattivare e trovare nuovi clienti e aumentare i fatturati!

Di sicuro il team Marketing di OSM è pronto, per tutti i tuoi dubbi contatta Gianni Vacca

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GRUPPI DI ACQUISTO ONLINE: A CHI CONVIENE?
1 aprile 2013|Marketing Trend

GRUPPI DI ACQUISTO ONLINE: A CHI CONVIENE?

Qualche settimana fà ha fatto notizia il licenziamento dell’AD di GroupON, Il motivo era semplice quanto eclatante: solo 1 su 3 aziende che si affidano a questo portale hanno riscontrato dei veri vantaggi economici. Significa che per 3/4 dei clienti aver creato un’offerta su questo portale dedicato ai “coupon” si è rivelata una perdita.

E’ per questo che ho ritenuto di scrivere un breve approfondimento sul tema.

In effetti con il proliferare dei social network l’arte di fare acquisti si è adeguata ai tempi, così come il modo per trovare clienti. E-commerce come lo si conosceva prima è ormai superato, anzi affinato. Adesso sul web non ci si limita più a fare amicizia scambiarsi opinioni, ma si fa ‘social shopping ovvero shopping attraverso gruppi d’acquisto (tra i più famosi Groupon, Letsbonus, Tuangon e Groupitalia), tutto gestito da un sito internet e tutto rigorosamente online dall’accesso al pagamento, attraverso una vera e propria community, dove di ‘comune’ c’è l’interesse per un viaggio, un abito, un servizio, uno smartphone.

 

Ma come funzionano?

Questi siti web consentono, dopo opportuna iscrizione alla loro newsletter, di ricevere quotidianamente via e-mail comunicazioni inerenti a offerte speciali di attività commerciali, presenti nella città di interesse dell’utente. Le offerte di prodotti o servizi hanno tempo limitato per l’acquisto e presentano sconti fino al 70% rispetto al prezzo di listino applicato normalmente dal merchant. L’utente interessato può scegliere di utilizzare il ‘deal’ in offerta registrandosi al sito e pagando con carta di credito. Alla fine della transizione l’utente riceverà un coupon che potrà essere utilizzato di norma entro sei mesi dalla sua emissione.

 

Quale principio alla base del social shopping?

Alla base del social shopping vige il principio ‘l’unione fa la forza’: se più persone hanno l’interesse per lo stesso oggetto o servizio, grazie ai gruppi di acquisto possono presentare al venditore un unico complessivo ordine che determina uno sconto di quantità. Per esempio, se nello stesso weekend tante persone scelgono lo stesso hotel, il gestore può permettersi di offrire le stanze sottocosto perché frutta interamente la struttura e in tal modo rientra nelle spese. Al termine del servizio, il compenso che il merchant riceverà sarà la metà di quello che il cliente paga per il Coupon: per esempio un soggiorno che come prezzo di listino costa 490 euro viene offerto 159 euro che saranno equamente divisi tra sito ed esercente.

Le offerte inoltre sono suddivise per categorie merceologiche e filtrate per aree geografiche in modo che il commerciante potrà incrementare la propria visibilità e potenziare il proprio brand raggiungendo un target sicuramente generalizzato, ma molto ampio, e fidelizzando nuovi clienti.

 

È tutto oro quello che luccica?

In gran parte si, come dimostra il numero di clienti soddisfatti che hanno fatto dello shopping di gruppo un vero e proprio ‘stile di vita’. Tuttavia comincia a crescere di pari passo anche il numero di clienti che lamentano carenze, servizi non conformi alle offerte proposte, non tanto per quanto riguarda le piattaforme di acquisto social quanto piuttosto per le aziende promotrici.

Come rivela Adiconsum (Associazione Difesa Consumatori e Ambiente http://www.adiconsum.it/) nel caso di gruppi di acquisto online sono numerose le problematiche che gli utenti incontrano: innanzi tutto è impossibile godere del servizio quando si vuole e mancano standard qualitativi sui servizi proposti. Per esempio al ristorante mancano alcune portate rispetto a quelle previste nell’offerta in newsletter o le porzioni sono inferiori rispetto ai menù alla carta, la stanza dell’hotel è la peggiore, il taglio di capelli è affidato al personale meno esperto e così via. L’utente si sente così di ‘serie B’ e per di più è difficile parlare con il servizio clienti e manca la possibilità di lasciare commenti relativi servizi erogati, come accade su Booking.com o TripAdvisor.it che consentono di inserire una recensione e un voto per ogni struttura prenotata. Tanto meno è possibile per gli utenti poter ricevere rimborsi perché i coupon si pagano sempre con carta di credito e dunque il ritardo o la mancata restituzione dei soldi viene scaricata dai gruppi di acquisto sui circuiti di pagamento.

Non solo. Non esiste alcuna profilazione del target per cui può capitare che un uomo riceverà comunicazioni pubblicitarie per una intera settimana con proposte di trattamenti mani/unghie presso centri estetici femminili e una donna sotto i vent’anni riceva proposte di trattamenti antirughe!

Evidentemente l’interesse della piattaforma è di tutelare i rivenditori di servizi e prodotti e quindi una cattiva pubblicità derivante da commenti di fruitori del sito sarebbe un elemento di rottura e di mancato guadagno reciproco! E il cliente?

 

Serve maggiore trasparenza!

Sicuramente occorre garantire maggior sicurezza durante le fasi d’acquisto e assicurare maggiore efficienza lato cliente, naturalmente senza dimenticare importanza che oggi social shopping rivestono nel nostro Paese e sui vantaggi, evidenti in termini di sconto, che solo i gruppi di acquisto riescono a ottenere!

Stai pensando di affidarti a questo canale per spingere la tua promozione? Vero, conta pure sull’incremento della visibilità della tua azienda con i social shopping, tuttavia… come hai pensato di fidelizzare i nuovi clienti?

Se vuoi saperne di più, contatta qui Gianni Vacca

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