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COME Uber, Airbnb, e Etsy HANNO OTTENUTO I LORO PRIMI 1000 CLIENTI
21 settembre 2016|Marketing BasicMarketing TrendPMI Eccellenti

COME Uber, Airbnb, e Etsy HANNO OTTENUTO I LORO PRIMI 1000 CLIENTI

COME Uber, Airbnb, e Etsy HANNO OTTENUTO I LORO PRIMI 1000 CLIENTI

Qualche settimana fa ho notato un articolo HBR di Thales Teixeira, segnalato da Paolo Ruggeri. Effettivamente è, nella sua semplicità, illuminante. Questo articolo, che voglio riportarti qui in italiano, studia tre dei più riusciti start-up per capire come vincere la sfida in un’azienda che vuole trovare clienti.

Infatti, vale in tutto il mondo: le nuove imprese spesso hanno difficoltà a trovare i loro primi clienti. La sfida è ancora più difficile per le start-up che rendono disponibili servizi non loro, ma collegando diversi fornitori attraverso una piattaforma internet in comune.

Di chi stiamo parlando?

Iniziamo a vere il primo caso: Uber. La sua piattaforma collega le persone che hanno bisogno di uno “strappo” in auto con le persone che hanno dei posti liberi da offrire sulla loro automobile (in fondo la stessa idea di Airbnb, che connette le persone che hanno bisogno di camere con i proprietari di casa). Quindi, per lanciare un servizio su piattaforma, le aziende hanno bisogno di trovare utenti ai due lati, cioè sia la domanda che l’offerta.

Portar via i clienti è qualcosa che tutti i concorrenti fanno in qualche modo

Secondo Thales, professoressa di economia aziendale della HBS, “Quando si dispone di una piattaforma domanda-offerta, è necessario acquisire sia i clienti sia i servizi“. “E ‘il classico dilemma dell’uovo e la gallina – dice – non si può avere l’uno senza l’altro, ma quale si trova prima l’uovo o la gallina, il cliente o il servizio?“.

Come ovvio risultato, una piccola azienda non può permettersi di concentrarsi su entrambi con la stessa quantità di sforzo. Potrebbe essere necessario dare la priorità a una delle due. Questo articolo vuole darti proprio questa risposta che potrebbe servire da ispirazione anche per la tua azienda. Lo studio parte dai tre famosissime start-up: Uber, Etsy, e Airbnb, con la speranza di trovare alcuni punti in comune nel modo in cui le imprese hanno risolto il dilemma.

Allarme spoiler: è l’uovo che ha bisogno di incubazione.

Come Teixeira riporta in un nuovo caso HBS, “Airbnb, Etsy, Uber: Ottenere i primi mille Clienti“, tutte e tre le piattaforme si sono concentrati sull’ottenere il “lato servizio” dell’equazione prima e i clienti dopo. Ma c’è un problema: “Non è solo il dilemma dell’uovo e la gallina, devi anche selezionare le giuste uova – spiega Teixeira – se si acquistano le uova sbagliate e viene fuori uno struzzo, allora sei nei guai. Le galline, nel frattempo, scapperanno per le colline”.

 

LEZIONE UNO: PENSA COME UN CLIENTE

pensieri playmarketingFin dall’inizio, era chiaro ai fondatori del sito di Apartments-sharing Airbnb che avevano bisogno di trovare persone disposte ad affittare le loro case prima di trovare clienti interessanti a trasferirsi da loro.

Se non si dispone di una fornitura di case e appartamenti, le persone non verranno” dice Teixeira. Il problema era trovare persone disposte a lasciare che degli estranei vivessero nella loro casa. Non è che potevano andare in giro per San Francisco a bussare a tutte le porte.

In realtà, invece di bussare, i fondatori Brian Chesky e Joe Gebbia hanno pensato come se fossero loro i clienti, cercando di capire dove sarebbero andati se Airbnb non esistesse. La risposta (americana) era una: Craigslist. Gli imprenditori, quindi, hanno pensato come potevano fare un lavoro migliore rendendo più accattivanti gli appartamenti rispetto a quello che fa il sito di Craiglist, puntando a portargli via i clienti. Per fare questo, Chesky e Gebbia hanno creato un software di hack per Craigslist che gli ha permesso di estrarre le informazioni di contatto dei proprietari di case, per poi invitarli a comparire anche su Airbnb.

Portare via i clienti è qualcosa che tutti i concorrenti fanno in un modo o l’altro –  dice Teixeira – Se siete un sito web e state fornendo contenuti agli utenti pubblicamente, anche i concorrenti possono afferrare queste informazioni”.

Non è certo sufficiente prendere i clienti di qualcun altro, ovviamente devi fare in modo di offrire qualcosa di meglio di quello che avevano prima.

 

 LEZIONE DUE: CREARE UNA MIGLIORE ESPERIENZA

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Una volta che avevano agganciato i proprietari degli appartamenti, i fondatori Airbnb hanno capito che avevano un problema. Le foto che i proprietari stavano caricando per Craigslist con il proprio iPhone non avrebbero mai funzionato per i clienti che cercavano un’alternativa ad un hotel.

La prima volta che una persona va su Airbnb, sta confrontando la qualità delle foto tra alberghi che scelgono immagini di un certo glamour –  dice Teixeira – Avevano bisogno di competere a quel livello“.

 

Per fare questo, Chesky e Gebbia hanno fatto qualcosa che difficilmente si poteva ampliare all’infinito: assumere fotografi professionisti per andare a casa dei proprietari a scattare foto di alta qualità. La strategia ha funzionato, rendendo il sito molto più attraente rispetto alla concorrenza e stabilendo uno standard elevato per le foto. Questo ha anche fatto aumentare i proprietari degli immobili che volevano comparire, proprio per distinguersi dalle altre case pubblicate in rete.

Il principio è aiutare prima di tutto i fornitori, in modo che siano rappresentati nel miglior modo possibile sul web, anche se questo si non può ampliare più di tanto – conclude Teixeira – in fondo, se non si dispone di clienti, non c’è niente da ampliare“.

L’app di car-sharing Uber ha perseguito una strategia simile. Invece di partire con Uber Pool o Uber X, in cui i conducenti utilizzano la propria auto, la Società ha iniziato con delle auto nere guidate da professionisti. In questo modo, si può garantire che i clienti avranno una grande esperienza praticamente ogni volta che useranno il servizio, contando così su un passaparola positivo sull’esperienza vissuta. “Ecco perché ci si concentra prima sul lato dell’offerta, così se si ottengono i fornitori giusti, i clienti sperimenteranno un servizio di alta qualità e quindi faranno marketing per voi“, dice Teixeira.

Anche Etsy ha perseguito una “strategia difficilmente ampliabile“, non cercando solo le uova giuste per lanciare l’attività. Infatti, la piattaforma studiata per il mercato online di artigianato negli USA, ha iniziato la sua attività con una strategia chiara: cercare le fiere d’artigianato in tutto il paese per individuare i migliori fornitori. Successivamente, a ciascuno di loro, è stato mandato un invito ad aprire un negozio online sul sito Etsy.

In primo luogo hanno portato i loro clienti, e poi hanno portato altri artigiani che hanno seguito i clienti“. Una volta che Etsy ha avuto gli artigiani di primo livello sul sito, altri in via quasi naturale hanno seguito il loro esempio, creando il successo del portale internet.

 

LEZIONE TRE: LA SEQUENZA E’ TUTTO

conseguenze marketingUber e Airbnb sono stati anche intelligenti su come hanno scelto di espandersi, raccogliendo le città giuste al momento giusto per massimizzare il loro successo.

Dal momento che la concorrenza principale di Uber erano le compagnie di taxi, hanno ricercato quale era la città con la più grande discrepanza tra domanda e offerta per i taxi. Quindi hanno lanciato il servizio proprio durante i periodi in cui la domanda era più alta, ad esempio durante le vacanze o quando le persone tendono a rimanere fuori fino a tardi dopo una festa. Inoltre facevano promozioni durante gli eventi sportivi o grandi concerti, cioè quando c’era una vera folle di persone aveva bisogno di un taxi e quindi il cliente poteva essere più propenso a dare un’opportunità anche ad una società sconosciuta come Uber.

In questo modo, l’azienda ha acquisito un grande numero di nuovi clienti in un colpo solo. “In primo luogo, hanno capito come ottenere tantissimi clienti in una sola notte, quando la domanda era alta. Poi, hanno fatto in modo questo primo gruppo di utenti abbia avuto una grande esperienza e portato la prossima ondata di clienti tramite il passaparola – dice Teixeira – l’azienda ha puntato sul fatto che una volta che gli utenti avessero capito quanto fosse facile, era solo una questione di tempo prima di iniziare ad usarlo per andare a lavorare, a fare shopping, e così via”.

Airbnb ha seguito una strategia simile con il suo lancio a Denver nel 2008, fatto proprio in concomitanza con la carenza di hotel durante la Convention Nazionale Democratica. Così come aveva sceltonuove città proprio in corrispondenza di grandi convegni o altri eventi.

Oltre a cavalcare la domanda, questa strategia ha avuto un altro vantaggio: “I tuoi concorrenti non ti vedono come una vera minaccia, dal momento che non diminuiscono le loro prenotazioni – conferma Teixeira – Con il tempo, quando avete raggiunto un punto d’appoggio nel mercato, è già troppo tardi per loro per contrastarvi”.

L’avvio in situazioni di forte domanda e l’offerta bassa aiuta anche start-up ad acquisire il giusto tipo di clienti, i primi sperimentatori saranno anche più indulgenti su piccole inefficienze. Dopo tutto, se sei alla ricerca disperata di una stanza per assistere ad una conferenza, non ti formalizzerai troppo sulla mancanza di asciugamani. Questo perché l’ultima cosa che un’azienda vuole durante le sue prime fasi è un passaparola negativo.

Sei ancora una startup – afferma Teixeira – Bisogna trovare persone disposte ad accettare i tuoi difetti e che ti aiutino. Soddisfare a pieno tutti i loro bisogni e desideri non è fattibile in questa fase iniziale“.

 

PROSSIMA LEZIONE: DA 1.000 A 100.000.000

marketing espansioneCon i primi risultati ottenuti, un’azienda può iniziare a pensare a come espandere la propria base di clienti attraverso i mezzi più tradizionali di marketing.

Per affrontare questo punto, Teixeira si è preso del tempo per lavorarci, sta attualmente lavorando proprio su questo una terzo capitolo della trilogia, che esaminerà come una piattaforma è in grado di passare anche da un milione a svariati milioni di clienti.

In ogni situazione in effetti le strategie sono diverse. Mentre il passaparola potrebbe funzionare per i primi mille clienti, non è sufficiente per arrivare a un milione. “Devi essere più proattivo e controllare il processo di acquisizione clienti, cioè quello che il passaparola non consente“.

E’ a questo punto che il marketing digitale può aiutare, consentendo alle aziende di raggiungere i clienti specifici attraverso annunci di ricerca o social media a basso costo.

E’ estremamente tangibile e lo si può fare a buon mercato – aggiunge Teixeira – il marketing digitale rende anche più facile per le aziende far arrivare più rapidamente il suo messaggio pubblicitario, comprendendo quello che funziona meglio”.

E aggiunge: “Solo dopo aver superato il milionesimo cliente, allora si può andare sui media tradizionali. Quello è il momento in cui si ha bisogno arrivare ad un vastissimo numero di clienti, quindi si inizia a fare marketing di massa“.

Quando l’azienda cresce, si deve considerare lo scopo specifico di ogni canale pubblicitario per ottenere i migliori risultati nell’acquisizione di nuovi clienti.

Alcuni strumenti sono migliori per l’inizio, alcuni sono migliori quando si cresce – dice Teixeira – Non si tratta di dover utilizzare il marketing digitale, la passaparola o lo spot televisivo. La domanda ha senso solo quando si dice, ‘Io sono in questa fase, quale approccio dovrei prendere? Solo quando si risponde a questa domanda si sa quale strumento è più appropriato“.

In altre parole, seguendo l’esempio delle uova… “Hai bisogno della giusta dimensione di uova per ogni fase del tuo nido“.

 

Grazie a Michael Blanding per questo articolo molto interessante. Vuoi avere un confronto nella la tua azienda e su come possa trovare nuovi clienti? Contatta pLAYmARKETING qui!

Paul Fernandez, pLAYmARKETING by osm1816.

 

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MESSAGGIO (DAL PASSATO) PER LA TUA AZIENDA
12 settembre 2016|Marketing Basic

MESSAGGIO (DAL PASSATO) PER LA TUA AZIENDA

MESSAGGIO (DAL PASSATO) PER LA TUA AZIENDA

Oggi è una data particolare per me, quindi perché non programmare un regalo per tutti i lettori che leggono il mio blog? Eccolo qui, tenuto da parte dal 2013, un minuto da  imprenditore ad imprenditore. Insomma, materiale d’annata, scritto prima di stampare “Chi ha ucciso il tuo cliente?“.

Non l’avevo mai pubblicato prima d’ora, è una premessa rimasta nel cassetto da tanti anni. E, tuttavia, mi ha aiutato allora, rileggendola penso sia attuale anche adesso:

Far crescere un’azienda richiede tempo. Non puoi aspettarti di aprirla e magicamente ricavarne milioni di dollari in poco tempo (a dispetto di quello che ti possono aver detto su Youtube o in televisione). Di sicuro avrai bisogno di un approccio marketing completo e sostenibile per sviluppare contatti, quindi vendite e – alla fine – ottenere i tuoi fatturati.

Molti dei business di successo che vedi (specialmente quelli “grandi”) hanno un team di marketing altamente specializzato che porta avanti ogni giorno questo lavoro. Se, invece, sei il titolare di una PMI spesso non puoi permetterti quello staff. Sei da solo.

Tuttavia, con il giusto focus, tu puoi diventare un dipartimento marketing specializzato. Tu puoi arrivare a creare delle richieste che bussino alla tua porta… anche se questo richiederà un extra lavoro all’inizio. Devi investire su di te per comprendere alcune basi della strategia e delle risorse da dedicare al marketing. Scoprirai dei modi per far crescere il tuo business che nemmeno immaginavi.

Nessuno ti ha chiesto di diventare un laureato in marketing. Tuttavia, se puoi diventare esperto in alcune semplici aree di questa attività, allora sarai sulla giusta strada verso il successo.

Ho creato questo libro assieme a Simona Lodolo come una raccolta delle strategie e delle tattiche più importanti per far crescere la tua azienda, partendo da… ora! Non cercare di sviluppare tutti gli spunti contemporaneamente, potresti esserne sommerso. Prendine una alla volta, mettilo in pratica e procedi un passo alla volta. Bastano anche solo un paio di strategie su cui vuoi lavorare e inizia da quelle.

Dopodiché, un poco per volta, sarai premiato dal tuo sforzo marketing arrivando a vedere le tue vendite in crescita esponenziale. E’ tempo di iniziare, non sei più solo!

Buona impresa, grazie per quanto abbiamo condiviso assieme! Perché se sei qui, se sei arrivato a leggere anche questo, significa che abbiamo qualcosa in comune!

A presto!

Gianni Vacca, marketing designer

P.S. se vuoi questa raccolta di strategie marketing, “Chi ha ucciso il tuo cliente?” è disponibile in cartaceo sul sito osm1816, o cliccare sempre qui su iTunes o Amazon per avere la versione in digitale!

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Leader vs. manager. Si comportano realmente in maniera diversa?
6 settembre 2016|Marketing BasicNon solo Marketing

Leader vs. manager. Si comportano realmente in maniera diversa?

Leader vs. manager. Si comportano realmente in maniera diversa?

 

Come faccio di solito con gli articoli che leggo sul marketing, questa volta ho tradotto questo testo di John O’Leary per renderlo più accessibile al pubblico italiano. Gli imprenditori e teorici degli affari amano distinguere tra management e leadership. Ci dicono che “i manager fanno bene le cose; i leader fanno le cose giuste” e anche che “il management è amministrazione, ma la leadership è innovazione“.

 

Il management pensiamo che è quello che dobbiamo fare, ma la leadership è quello che vogliamo fare.

 

Si tratta di un enigma che si sente spesso, ma è reale? Sono la leadership e la gestione ruoli diversi nella pratica? O semplicemente ci impongono di focalizzarci su cose diverse?

 

Recentemente ho avuto l’opportunità di pensare a questo argomento da diverse prospettive, come parte del programma M.A. presso l’Università di Texas a Austin. I miei 34 anni di esperienza nelle organizzazioni multinazionali e i miei studi mi hanno portato a chiedermi c’è davvero differenza tra “leadership” e il management nei primi anni del 21° secolo. E, se davvero c’è, dove si trovano queste differenze?

 

Ho studiato otto leader provenienti da imprese, governi e professionisti del mondo dello sport. Collettivamente, essi hanno 197 anni di esperienza professionale e hanno speso 139 anni in posizioni di leadership o di gestione. Ho usato una tecnica di intervista semi-strutturata che si è concentrata esclusivamente su leadership e gestione. Dopo le nostre conversazioni, ho condotto una analisi testuale delle trascrizioni con un quadro dei concetti, comportamenti e le attività di leadership e di gestione.

 

Tutti gli intervistati hanno descritto la leadership come diversa dal management quando ho fatto una domanda diretta alla fine del colloquio. I partecipanti hanno risposto con diversi gradi di enfasi – da “sono diversi” a “assolutamente differenti” – ma hanno chiaramente espresso l’idea che la leadership e la gestione sono separate, concetti diversi.

 

Eppure queste conversazioni hanno anche rivelato una distinzione più sfumata nella comprensione dei partecipanti del reale, differenza performativa tra leadership e il management. Le loro risposte circa i comportamenti e le attività indicano una differenza di messa a fuoco all’interno di un insieme di elementi fondamentali che sono comuni a entrambi leadership e management.

 

Ad esempio, gli intervistati spesso hanno menzionato il carattere del leader e gli effetti positivi che il suo personaggio e i suoi comportamenti possono avere sui suoi seguaci. Quando si parla di management, si sono concentrati sui comportamenti del manager in termini di obiettivi di consegna efficiente delle prestazioni e del conseguimento di successo dei risultati. Inoltre, i comportamenti del manager si concentrano prevalentemente sulla gestione: guadagnando la fiducia, essendo responsabile, essendo ottimista, essendo visibile, e fornendo il riconoscimento e ricompensa. I comportamenti di leadership si concentrano sul personale: avendo fiducia sullo staff, coinvolgendo le persone, motivando e incoraggiando le persone.

 

Gli atteggiamenti verso la delega e sviluppo fanno questa distinzione ancora più chiara. “I manager” delegati in gran parte come un modo per aumentare l’efficienza; “I leader” delegati come un modo per responsabilizzare i subordinati. Gli intervistati hanno anche detto che i leader sono impegnati a sviluppare i propri dipendenti – 14 comportamenti in tutto. Solo cinque di tali comportamenti sono emersi per i manager e questo mi porta a concludere che lo sviluppo dei dipendenti è visto come più centrale per il lavoro di un “leader”. Questi cinque comportamenti si concentrano sullo sviluppo di capacità del personale e la squadra di coerenza per il raggiungimento degli obiettivi di lavoro. Al contrario, i 14 comportamenti di leadership descritti dai partecipanti si concentrano sullo sviluppo del personale per il bene della squadra.

 

Anche quando si parla del loro auto-miglioramento, l’opinione del “manager” è che sono più concentrati su se stessi e sui risultati, mentre “leader” pensano al di là di questo. In particolare, i manager sono stati descritti come persone focalizzate sul miglioramento autodidatta (con tanta pazienza, facendo auto-riflessione, avendo aspettative realistiche), mentre i leader sono stati descritti come individui formati grazie ai rapporti con gli altri (ad esempio, ottenendo feedback o avendo mentori).

 

Queste conversazioni mettono in chiaro come pensiamo che i dirigenti e i leader abbiano un’attenzione diversa. Questa distinzione sfuma in modo significativo quando guardiamo le attività quotidiane di queste persone in carica. La maggior parte delle attività descritte erano molto simili, se non identiche – delegare, insegnare, motivare, e così via.

 

Per cui… Sono leadership e management diversi in pratica?

 

Io direi che non sono così diversi se si osserva solo come effettivamente svolgono i loro ruoli. Certi comportamenti e le attività sono comuni a entrambi. La differenza cruciale (e forse l’unica) risiede nel focus della persona che li svolge. Concentrati più sulle persone e sarai un vero leader, focalizzati più sui risultati e sarai un manager; ma alla fine, quello che stai facendo ad oggi potrebbe non essere molto diverso.

Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi saperne di più contattaci su pLAYmARKETING 

Paul Fernandez, pLAYmARKETING by osm1816

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SEO: COME OTTIMIZZARE IL TUO SITO WEB
25 luglio 2016|Marketing BasicMarketing TrendNon solo MarketingWeb Marketing

SEO: COME OTTIMIZZARE IL TUO SITO WEB

SEO: COME OTTIMIZZARE IL TUO SITO WEB

Oggi leggevo un articolo interessante su http://blog.hubspot.com di Lindsay Kolowich, che parlava di come ottimizzare le parti più critiche di un  sito web e ho deciso di tradurlo per avvicinarlo al pubblico italiano.

Per i non addetti ai lavori, il SEO a volte può apparire estremamente criptico. Per i professionisti del marketing è però fondamentale comprenderne le dinamiche al fine di far apparire il nome della propria impresa nella prima pagina di Google. E per farlo, la soluzione è una soltanto:

Ottimizzare il proprio sito con parole chiave pertinenti.

Solo facendo questo potrai iniziare a vedere risultati quali il miglioramento della qualità dei visitatori, tassi di conversione più elevati e, di conseguenza, più clienti.

Come? Per cominciare, occorre imparare ciò che è on-page SEO, dove aggiungere tali parole chiave al tuo sito web e come evitare le sanzioni di ricerca.

Qual è SEO On-Page? Il SEO, o l’ottimizzazione dei motori di ricerca, comprende la creazione dei contenuti, la loro ottimizzazione, e la loro promozione. Quando si parla di SEO, spesso si fa riferimento a “SEO on-page” e “off-page SEO”.

Qual è la differenza?

On-Page SEO è quello che il tuo sito “dice di sé ad un motore di ricerca”, e implica ottimizzare non solo il contenuto delle sue singole pagine, ma anche il loro codice sorgente HTML.

Il SEO Off-Page riguarda invece quello che gli “altri siti esterni dicono” del proprio sito.

Migliorare il tuo SEO on-page influisci direttamente sul cosiddetto inbound marketing, che aiuta ad attirare gli utenti direttamente sul proprio sito web, e questo grazie all’ottimizzazione delle pagine in modo che i motori di ricerca possano capire chi sei, quello che fai, e quello che stai scrivendo.

Anche in questo caso, migliorare il tuo SEO on-page, contribuirà ad aumentare l’efficacia e la pertinenza del posizionamento organico del tuo sito web nei vai motori di ricerca (SERP).

Consigli “On-Page SEO” per aiutarti a migliorare il webpage rank nella ricerca.

 

  1. REVISIONA IL SEO

Ogni volta che si aggiungono nuovi contenuti sul sito, conviene inserire anche delle parole chiave specifiche degli argomenti trattati sotto forma di TAG. E se si dispone già di un buon numero di pagine ed articoli nel proprio sito, conviene anche far fare loro una piccola revisione SEO seguendo la stessa logica.

Una revisione di questo tipo ti darà un’idea di quando il sito della tua azienda sia effettivamente “SEO Friendly”. In questo modo, è possibile aggiornare e ottimizzare i contenuti per la ricerca corrente, cominciando delle pagine web di traffico più alto. La revisione ti aiuterà anche a risolvere altri problemi che puoi avere, come i contenuti duplicati, in modo da poterli affrontare immediatamente e iniziare ad aver un miglior posizionamento in ricerca.

Dovrai controllare anche se il tuo sito è stato bloccato o penalizzato dai motori di ricerca, assicurarti che la SITE MAP XML stia lavorando come si deve, monitorare e migliorare le prestazioni generali del sito e verificarne la popolarità e l’affidabilità.

Ecco come:

  1. Esporta tutte le pagine del sito su un foglio di calcolo Excel.
  2. Ordinale in base alle visite.
  3. Decidi quale parola chiave assegnare ad ognuna, e aggiungi quella categoria in una colonna accanto al nome della pagina.
  4. Aggiungere un’altra colonna nel foglio di calcolo per tenere nota delle parole chiave più specifiche che desideri aggiungere ad ogni pagina.

 

Una volta completato questo processo per tutte le pagine (o perlomeno per quelle più importanti), allora si può passare ad aggiungerle direttamente al tuo sito. Qui ci sono alcune altre risorse utili per l’esecuzione del controllo del SEO:

  1. AGGIUNGI PAROLE CHIAVE NEI PUNTI STRATEGICI DEL SITO

Al fine di ottimizzare le pagine per parole chiave, occorre prima di tutto aggiungerle al tuo sito. Occorre però farlo seguendo delle regole specifiche, in quanto ci sono alcuni posti sul tuo sito web che sono più ottimali di altri per SEO on-page.

Ecco un elenco delle zone più importanti:

  • Titoli
  • Descrizioni
  • Titoli e contenuti
  • Immagini Titoli & Alt Text
  • URL

Se non hai ancora ottimizzato questi punti strategici, hai un po’ di lavoro da fare. E’ un po’ scomodo, ma vedrai si tratta di un compito up-front che si ripagherà alla grande nel lungo periodo. Per ottenere il maggior successo, inizia con le pagine che ottengono la maggior parte del traffico.
Titoli  I titoli sono l’elemento HTML usato per descrivere il tema di un sito web. Li troverai nel titolo di una pagina di risultati dei motori di ricerca e nella barra in alto di un browser.
I titoli hanno un impatto diretto su entrambe le percentuali di clic (di ricerca e di posizionamento). Per rendere il vostro titolo ricerca -friendly e click -friendly, è necessario mantenerlo al di sotto dei 65 caratteri (in modo da non essere tagliati nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca). Una nota tecnica: in realtà Google non misura tanto il numero di caratteri, quanto la larghezza del titolo in pixel.

Includi una delle parole chiave o frasi di destinazione metti queste parole chiave nella parte anteriore del titolo per ridurre il rischio di essere sempre tagliate sul SERP.

 

Descrizioni

Le descrizioni vengono visualizzate nei risultati di ricerca sotto titolo e URL, come nell’esempio:

 

Le descrizioni possono contribuire ad aumentare il CTR, ma dal punto di vista pratico non hanno un impatto diretto sulla classifica. Sono lì per gli esseri umani, non per i “crawler” dei motori di ricerca, e il loro scopo è invogliare l’utente a cliccare. Per utilizzarle al meglio, conviene inserire al loro interno non solo delle parole chiave strategiche per la pagina, ma anche dei loro sinonimi.  Titoli e contenuti E’ molto importante utilizzare le parole chiave nei tuoi titoli e contenuti: i visitatori sono infatti molto più propensi a rimanere su una pagina se ad un primo sguardo riescono a vedere subito i termini che avevano effettivamente ricercato. Inoltre, l’utilizzo di parole chiave nel sito web è usato da Google come un fattore di ranking, così puoi contribuire in modo sostanziale a migliorare il posizionamento SERP. Ogni volta che crei il contenuto, concentrati sulla sua leggibilità senza comprometterla con una densità eccessiva di parole chiave “strategiche”, anche perché nel secondo caso l’algoritmo di Google potrebbe far addirittura retrocedere le tue pagine web nei risultati di ricerca (e questo perché il motore di ricerca punta a fornire contenuti di qualità per gli utenti).

Immagine Alt Text & Titoli

 

Si possono includere anche le parole chiave in modo naturale nei vostri “testo alt e titoli”, che sono attributi che possono essere aggiunti a un tag di immagine in formato HTML. Ecco a cosa potrebbe assomigliare un TAG di un’immagine completa:

 

<img class=”alignCenter shadow” src=”image.jpg” alt=”image-description” title=”image tooltip”/>

L’ALT TEXT di un’immagine aiuta la sua individuazione in fase di ricerca. Non solo infatti rimane visibile all’interno del “contenitore” dell’immagine quando questa non viene caricata o trovata, ma ne migliora anche l’accessibilità per le persone che si affidano ad uno screen reader per leggere i contenuti web.

 

Un TAG TITLE dell’immagine appare quando un utente passa il mouse sopra l’elemento – come una sorta di pop-up, e non viene mostrato all’utente quando un’immagine non può essere visualizzata.

 

L’aggiunta di parole chiave per questi attributi di immagine può sembrare minore, ed effettivamente non incide sui risultati di ricerca quanto altri fattori, ma fidati: vale assolutamente la pena spendere quel minuto in più necessario per cambiarne il nome da “IMG23940” a qualcosa di più descrittivo.

 

Ad esempio, se si dovesse scrivere il testo alternativo per l’immagine qui sotto:

 

  • Assolutamente no: alt = “”
  • Evitare: alt=”cucciolo-cane-bambino-cane-cucciolo-cuccioli-cani-retriever-labrador-wolfhound-setter-pointer-container-erba-verde-nature”
  • Già meglio: alt = “cuccioli”
  • Meglio ancora: alt = “golden-retriever-cuccioli “

imatra1

 

 

 

 

L’URL

 

E’ una buona idea includere parole chiave nel tuo URL se sono in grado di descrivere con precisione il contenuto della pagina. Ciò è particolarmente importante per le aziende che puntano sul blogging per potenziare il proprio content marketing.

 

Ma attenzione: I motori di ricerca penalizzano i domini saturati di parole chiave. Quindi, se per caso stavi pensando di pensando di aprire una pagina arizonerealestaterealtorsinarizona.com … ripensaci! Sarebbe meglio usare “businessname.com/topic-topic”.

 

Come sempre, quando si crea un’URL fallo sempre con un’ottica user-friendly. Gli URL devono avere un senso per le persone, e si dovrebbero separare le parole con trattini e rimuovere tutti gli articoli extra (il-a-un-ecc.).

 

 

 

3) EVITA LE SANZIONI DI RICERCA

 

Ci sono un paio di cose che si dovrebbero anche evitare quando ottimizzi il tuo sito con le parole chiave:

 

  1. Non nascondere le parole chiave.
    Evita mezzucci per riempire la pagina di parole chiave nascoste, come l’utilizzo dello stesso colore di sfondo per il testo, il suo posizionamento tattico dietro le immagini o il suo “camuffamento laterale” tramite CSS: i motori di ricerca lo vedono, e provvedono (negativamente)…

 

  1. Evita il keyword stuffing
    Ovvero la ripetizione massiccia delle parole chiave nel testo, nei titoli, nelle descrizioni… si tratta del vecchio trucco SEO da manuale, ma al giorno d’oggi i motori di ricerca lo beccano al volo, e rispondono sanzionando il sito.

 

  1. Non forzare le parole chiave
    Se fatichi a trovare un posto per una parola chiave all’interno di un testo, probabilmente significa che il contenuto non è ben allineato con quello che hai da raccontare. Ricorda che il SEO non è sinonimo di inserimento spasmodico di parole chiave, ma implica raccogliere argomenti e contenuti rilevanti per i lettori.

 

  1. Promuovi una buona user experience
    La cosa più importante da considerare è l’esperienza del visitatore: l’obiettivo dei motori di ricerca è riuscire a fornire la migliore esperienza possibile ai propri utenti. La regola d’oro è quindi: prima gli utenti, poi i motori di ricerca.

 

Sappiamo che come imprenditore o esperto marketing avrai sicuramente un sacco di pensieri e problematiche impellenti da risolvere, ma è importante che il SEO del tuo sito rappresenta la voce della tua attività su internet… e se smetterai di parlare ai tuoi potenziali clienti, probabilmente ci sarà qualcun altro che comincerà a farlo al posto tuo!

 

E quindi… felice ottimizzazione SEO!
Per maggiori informazioni sull’argomento,visita giannivacca.it

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SUCCESSO: NON SOLO ZEITGEIST*
29 giugno 2016|Marketing BasicMarketing TrendNon solo Marketing

SUCCESSO: NON SOLO ZEITGEIST*

SUCCESSO: NON SOLO ZEITGEIST*

Oggi leggevo un articolo interessante di Sunstain, parlava del successo partendo da… Guerre Stellari! Questa serie di film è diventata una delle saghe più importanti del nostro tempo. Giusto per capirci quanto non sia solo materia da cinefili, ha guadagnato più di 30 miliardi di dollari. Nessuno aveva previsto un successo così grande. Anzi, la maggior parte delle persone pensava che il primo film delle Guerre Stellari sarebbe stato un fallimento.

Twentieth Century Fox aveva avuto poca fiducia nel progetto. George Lucas, il suo scrittore e regista, aveva detto “nessuno pensava che sarebbe stato un grande successo”. Quando il film “Una nuova speranza è stato lanciato, la maggior parte degli addetti ai lavori aveva previsto un disastro.

l’obiettivo dell’articolo che ho letto è interessante: rifiutare le spiegazioni comuni su Guerre Stellari,  quindi esplorare le vere ragioni del successo e  e di aziende, prodotti e idee in generale.

La spiegazione è che ciò che conta è il rapporto tra cultura e prodotto al momento in cui viene lanciato. Alcuni prodotti, artisti e film sono favolosi, ma la cultura non è pronta per loro o il loro tempo è passato. Quello che serve – in definitiva – è la risonanza culturale.

Il problema è che di solito non ci sono prove immediate per questo tipo di spiegazione, ci sfuggono per un tipo di ragionamento che i nostri cervelli – non affidabili – fanno continuamente.

E’ facile capire il perché la“risonanza culturale” ha funzionato con Guerre Stellari, l’ iPhone e molte altre cose.

In questa prospettiva, il film di Lucas ha centrato il bersaglio. La prima versione di Guerre Stellari non è stata chiamata “Una Nuova Speranza” (era semplicemente “Guerre Stellari”), tuttavia tutti lo hanno inteso esattamente in questo modo e questo perché si trattava esattamente di quello. Dopo i tumulti del 1960 – gli assassinii dei due Kennedy, Martin Luther King e Malcolm X – una nuova speranza era quello che la gente voleva, Lucas gliel’ha fornita in una nave spaziale.

Per alcuni, ha contribuito il fatto che l’Impero –  il principale antagonista di “Una nuova speranza”, era possibile assimilarlo agli Stati Uniti, o almeno all’amministrazione Nixon (come lo stesso Lucas aveva suggerito).

Per altri, ha aiutato anche il fatto che il film sia uscito nel periodo finale della guerra fredda, cioè l’Impero potrebbe facilmente essere letto come l’Unione Sovietica (è stata una coincidenza che nel 1983 Ronald Reagan abbia chiamato l’Unione Sovietica “l’impero del male”)?

Nello stesso modo, non è un caso che Harry Potter e “The Hunger Games” abbiano avuto successo nella prima e seconda decade del ventunesimo secolo.

Dopo l’11 settembre le persone erano alla ricerca di intrattenimento attorno al diffuso senso di ansia in merito al diavolo (Voldemort come Osama Bin Laden?) o che suscitasse i sogni di eroici combattenti per la libertà. Quindi Una nuova speranza, i film di Harry Potter e The Hunger Games hanno una cosa in comune: si adattano al Zeitgeist*.

Harry Potter spiega che con un po’ di magia, i buoni possono trionfare. The Hunger Games combina fantascienza e avventura (cose convenzionali da ragazzi), con un forte senso di romanticismo (cose convenzionali da ragazze) e le indirizza sulle nostre ansie legate a tecnologia e di controllo.

Dunque si tratta di storie di successo – con tanti prodotti associati – che potevano andare alla grande o fallire, quello che ha veramente fatto la differenza è come hanno risuonato.

Qui c’è qualcosa di sbagliato in queste spiegazioni: è troppo semplice creare storie su fatti che sono già accaduti. in realtà quanto scritto è decisamente speculativo.

Per esempio, dire che che il mondo era pronto per “Guerre Stellari” dopo 1960, che Harry Potter è stato il perfetto come “post 11 Settembre”, che L’amore bugiardo (Gone Girl) è stato destinato a diventare un best seller dopo la crisi finanziaria o che Mad Max doveva essere un remake di successo… troppo facile.

È vero, questi ultimi due non hanno alcun senso, tuttavia questo è esattamente il punto che volevo condividere. Possiamo trovare sempre qualche motivo per cui tutto quello che è successo doveva succedere; ma come fai a sapere se sei nel giusto?

Per aiutarti a vedere il problema, prova a riempire lo spazio vuoto alla fine di questa frase:

Alla luce della situazione unica negli Stati Uniti nel maggio del 1977, “Una nuova speranza” era destinato ad avere successo perché… [inserisci qui il tuo motivo].

Si potrebbe puntare all’economia (il mercato azionario, il tasso di inflazione, il tasso di disoccupazione). Si potrebbe puntare alla situazione internazionale (la guerra fredda, l’Unione Sovietica, Cina, Cuba). Si potrebbe puntare al Watergate e le sue conseguenze. Si potrebbe puntare al movimento per i diritti civili. Si potrebbe puntare a qualcosa sulla tecnologia e come – allo stesso tempo – susciti entusiasmo o i timori.

Una Nuova Speranza era destinato al successo perché parlava di tutti questi temi insieme, in un’unica storia.

Infatti, nessuna di queste spiegazioni si può dimostrare come sbagliata. E nessuna si può dimostrare come corretta. Per capire perché, prova lo stesso test cambiando la data a dicembre 2015 e cambia il film per “Il Risveglio della Forza(l’ultimo film di Guerre Stellari fatto da Disney).

Sarebbe facile per riempire il vuoto nella frase con le conseguenze della grande recessione, l’aumento di ISIS, nuove preoccupazioni circa la tecnologia, o polarizzazione politica. La gente ha bisogno di una scorciatoia. E “Il Risveglio della Forza ne ha fornita una.

Ma è questa la giusta spiegazione o solo una favola?

Per capire il problema, supponiamo che “Una Nuova Speranza” fosse stato rilasciato nel 1957, 1967, 1987, 1997, 2007, 2017, o 2027. Sarebbe stato un successo o un vero disastro? Sarebbe stato un successo!

le persone intelligenti avrebbero completato lo stesso il test anche con questi spazi vuoti: Alla luce della situazione unica negli Stati membri nel maggio [inserisci qui l’anno], “Una Nuova Speranza” era destinata ad avere successo perché [inserisci qui il tuo motivo].

Qualunque sia il zeeitgeist, anche per una sola ragione, Una Nuova Speranza potrebbe avere facilmente un successo favoloso in un anno.

Ogni volta che diciamo che un prodotto ha successo perché uscito “nel momento giusto“, potremmo avere ragione, ma potremmo non aver spiegato nulla.

Il rischio del “perfect timing” è accentuata per i libri, la musica e i film, per i quali non abbiamo studi prima del lancio. E quindi – dopo – attribuire il successo è stato a causa di una recessione economica, o un ripresa economica, o una protesta per i diritti civili, o un attacco terroristico. E’ facile, ma è anche corretto? Probabilmente no.

Certo, il timing spesso conta, ed a volte è davvero cruciale. Ma la migliore spiegazione per il successo economico di solito ha a che fare con l’interazione tra due fattori:

  1. Influenze sociali (chi ama cosa, e quanto lo fa sentire agli altri).
  2. Merito intrinseco (se il prodotto in realtà è buono).

A piena difesa di questa conclusione – e una spiegazione del suo rapporto con la questione di timing – richiederebbe molto più spazio, quindi finirò con un motivo.

Ogni volta che senti di qualcosa che ha successo perché è in risonanza con la cultura e l’umore dei tempi, attenzione: probabilmente si tratta di una favola.

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*ZEITGEIST il complesso credenze, idee, e lo spirito di un tempo e di luogo

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