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Personality-based marketing: le cose da sapere (pt. 2)
19 luglio 2018|Marketing Trend

Personality-based marketing: le cose da sapere (pt. 2)

Personality-based marketing: le cose da sapere (pt. 2)

Ricordate? Nello scorso articolo abbiamo iniziato un discorso riguardante il personality-based marketing: un nuovo modo di fare marketing basato sulle scienze comportamentali e che si modella sul nostro target di pubblico, basandosi su gusti, like sui social, interazioni, ecc.

Terminiamo il discorso, allora, e vediamo se il personality-based marketing funziona, quali sono i suoi principi etici e tiriamo qualche conclusione!

Personality-based marketing: funziona?

L’evidenza scientifica a riguardo è abbastanza chiara: è effettivamente vero che si può aumentare l’efficienza del marketing (o altri tipi di comunicazione persuasiva) “customizzando” e personalizzando il messaggio in base al destinatario – una volta data un’occhiatina ai profili psicologici degli utenti-target.

Il problema è che questi risultati provengono comunque da studi prodotti in laboratori e centri statistici: se è vero che rappresentano uno spaccato degli insights delle aziende, è anche vero che le compagnie e i risultati sono molto mutevoli. Gli istituti di analisi non sono il mercato, i questionari non sono come le inferenze della personalità basate sui dati ricavati da internet.

Quindi, cosa sappiamo di come il personality-based marketing funziona nella vita di tutti i giorni? Qualcuno si è preso la briga di essere il pioniere dei nuovi studi per determinare l’effettiva efficienza della psicometria digitale e di come la comunicazione personalizzata possa avere un impatto significativo sulle vere campagne di advertising su Facebook. Se mettere like alla fan page di “Lady Gaga”, ad esempio, si associa al livello di estroversione, e mettere mi piace alla pagina FB di “Stargate” è legato all’introversione… beh, vuol dire che tenere d’occhio gli utenti tramite i like è utile per capire qualcosa della personalità degli user. Ovviamente, più siamo a conoscenza dei gusti su Facebook, più accurata sarà l’analisi. Il risultato di tre campagne – che hanno raggiunto complessivamente 3,5 milioni di utenti – ha fatto emergere chiaramente che una marketing strategy personalizzata sembra aver funzionato e dato interessanti frutti.

Ad ogni modo, alla luce degli episodi spiacevoli legati alla questione Cambridge Analytica, è sempre bene prestare molta attenzione quando si approccia il personality-based marketing: se è vero che le premesse sono super allettanti, il campo è ancora estremamente giovane e delicato da affrontare.

 

L’etica del personality-based marketing

Gli elementi essenziali che stanno alla base della raccolta e dell’utilizzo dei dati provenienti dai tratti personali deve, dal punto di vista etico, seguire le linee guida generali di altre ricerche basate sulle scienze comportamentali dei consumatori, impiegati o pazienti. Esse includono: trasparenza degli intenti e dell’utilizzo; rispetto della privacy e delle leggi su di essa; allineamento degli interessi dei ricercatori/marketer con quelli dei rispondenti (in altre parole, chiarire che si tratta di aiuto e mai di “sfruttamento” ai fini della ricerca).

L’ultimo principio è, in realtà, il punto di partenza per ogni esperto di marketing: questa ricerca dei tratti della personalità aiuta concretamente il benessere dei vostri clienti, o aiuta solo voi? Mentre il settore evolve, è bene porsi questa domanda e guardare costantemente alla ricerca per ispirazioni e notizie riguardanti la trasparenza. Per non parlare, ovviamente, del rispetto delle leggi in materia – che mutano spesso e si adattano alla società che cambia.

Personality based marketing

Iniziare col piede giusto

Alla luce di tutto ciò scritto finora, come si inizia a fare personality-based marketing? Innanzitutto, il primo step consiste nel comprendere a fondo la sfida e fissare un obiettivo da raggiungere. Successivamente, cercate di identificare i pregiudizi che costituiscono un ostacolo concreto al raggiungimento dell’obiettivo prefissato: farlo vi aiuterà a capire le mosse più giuste in campo creativo e comunicativo e vi aiuteranno a costruire la perfetta strategia per il cliente.

Una volta ottenuto un quadro soddisfacente del vostro target di clientela, iniziate pure un test della personalità combinandolo anche con altri dati. Il fine è rivelare le correlazioni esistenti tra tratti della personalità e determinati atteggiamenti, preferenze, gusti.

Lo step finale – nonché l’“arte” del personality-based marketing – è dare forma al messaggio, alla pubblicità o al contenuto per incontrare l’assenso di profili di personalità differenti tra loro. Non è per niente facile, ovviamente, ma è una tecnica che offre l’opportunità di creare la comunicazione più empatica possibile con differenti tipologie di persone.

 

Il personality-based marketing è solo uno dei nuovi aspetti che riguardano un approccio tutto nuovo con la clientela. Cosa ne pensate? Vi piacerebbe provarlo o lo state già sperimentando? Fateci sapere la vostra opinione: per noi è importante!

Contattate il team Playmarketing.

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